Costruire funzionalità AI nel 2026: da dove iniziare

21 ottobre 2026

Nel 2024 avevo scritto una guida per chi voleva iniziare a sviluppare applicazioni AI. Partiva da Python, passava per le librerie di machine learning e finiva con i progetti classici, come il riconoscimento delle cifre scritte a mano. Era un percorso sensato per chi voleva capire come funzionano i modelli.

Oggi, per la maggior parte dei team che costruiscono prodotti, il punto di partenza è un altro. Non si addestra un modello: lo si usa tramite API. La parte difficile si è spostata dalla matematica all'ingegneria: quali dati dare al modello, come verificare che risponda bene, quanto costa, cosa succede quando sbaglia.

In questo articolo raccolgo da dove partirei oggi per aggiungere una funzionalità AI a un prodotto esistente.

Due cose diverse: usare l'AI per sviluppare e costruire funzionalità AI

Prima di tutto, una distinzione che vedo confondere spesso.

Usare l'AI per sviluppare significa far scrivere codice agli agenti, qualunque sia il prodotto. È il modo in cui lavoriamo noi, e l'ho raccontato nel dettaglio in come lavoriamo con gli agenti AI.

Costruire funzionalità AI significa mettere un modello dentro il prodotto, al servizio degli utenti: un assistente che risponde sui documenti, un sistema che estrae dati da un PDF, una classificazione automatica delle richieste in arrivo.

Sono due mestieri diversi, con rischi diversi. Questo articolo parla del secondo.

Parti da un caso d'uso piccolo e misurabile

L'errore più comune è partire dalla tecnologia: "mettiamo un chatbot". Conviene partire da un problema preciso, con tre caratteristiche:

  • succede spesso, così il guadagno è visibile;
  • tollera qualche errore, oppure prevede comunque una persona che controlla il risultato;
  • si può misurare: sai dire quanto tempo richiede oggi e quando una risposta è giusta.

Classificare le email o i ticket in arrivo, estrarre i dati da documenti sempre simili, riassumere una pratica prima che la apra un operatore, cercare risposte nella documentazione interna: sono buoni punti di partenza. Un assistente generico che "risponde a tutto" quasi mai lo è.

Il consiglio dell'articolo del 2024 resta valido: si impara facendo progetti concreti. Solo che oggi il progetto giusto non è un esercizio su un dataset pubblico, ma un problema vero del tuo prodotto, abbastanza piccolo da chiuderlo in poche settimane.

Prima il dataset di prova, poi il prompt

Prima di scrivere una riga di prompt, raccogli qualche decina di esempi reali, ciascuno con il risultato che ti aspetti. È il tuo dataset di valutazione, e cambia tutto.

Senza esempi, ogni modifica al prompt si giudica a occhio su due o tre casi, e quello che migliora un caso ne rompe un altro senza che nessuno se ne accorga. Con un dataset puoi misurare: quante risposte sono corrette, quali errori si ripetono, se l'ultima modifica ha migliorato o peggiorato le cose.

È l'equivalente dei test automatici per il codice. E come i test, va rilanciato ogni volta che cambi prompt, modello o dati.

Il modello si usa via API: cosa conta davvero

Una volta chiarito il caso d'uso, il lavoro si concentra su poche cose.

  • Istruzioni chiare e contesto mirato. Il modello lavora meglio con istruzioni precise e con solo le informazioni che servono per quella richiesta. Più contesto non significa risultati migliori.
  • Output strutturati. Se il risultato deve finire nel tuo sistema, chiedi un formato preciso, per esempio JSON con uno schema definito, e validalo sempre prima di usarlo. Un output che non rispetta lo schema va trattato come un errore, non come un caso raro da ignorare.
  • Prompt trattati come codice. Versionati, revisionati, testati sul dataset di valutazione. Non stringhe sparse nel codice che nessuno osa toccare.

Quando servono i tuoi dati: RAG

Se il modello deve rispondere sulla base dei tuoi documenti o dei tuoi dati, la strada di partenza di solito è la RAG (Retrieval-Augmented Generation): prima recuperi i contenuti pertinenti, poi li passi al modello insieme alla domanda.

La qualità di un sistema RAG dipende più dal recupero che dal modello. Se i documenti giusti non arrivano al modello, nessun modello potrà rispondere bene. Per questo il dataset di valutazione deve controllare anche cosa viene recuperato, non solo la risposta finale.

Addestrare o rifinire un modello sui propri dati (fine-tuning) raramente è il primo passo. Ha senso quando hai già un sistema che funziona, sai misurarlo e hai un motivo preciso per farlo.

Strumenti e agenti: poteri con parsimonia

I modelli possono chiamare funzioni del tuo sistema: cercare un cliente, leggere un ordine, aprire un ticket. È quello che trasforma un modello in un agente, ed è potente. Ma ogni strumento che gli dai è anche un rischio.

Le regole che seguirei:

  • parti da strumenti in sola lettura e aggiungi quelli che modificano dati solo quando serve davvero;
  • dai a ogni strumento i permessi minimi, gli stessi che daresti a un nuovo collega il primo giorno;
  • chiedi una conferma umana prima delle azioni irreversibili, come pagamenti, cancellazioni e comunicazioni ai clienti;
  • registra ogni chiamata, per poter ricostruire cosa ha fatto l'agente e perché.

Costi, latenza e privacy

Tre aspetti che in una demo non si vedono e in produzione diventano centrali.

  • Costi. Stima il costo per richiesta e moltiplicalo per i volumi reali, non per quelli della demo. Spesso un modello più piccolo basta per i compiti semplici, e quello più capace va riservato ai casi difficili.
  • Latenza. Una risposta che arriva dopo diversi secondi cambia l'esperienza d'uso. Mostrare la risposta mentre viene generata, lavorare in background o ridurre il contesto sono le leve principali.
  • Privacy. Sappi esattamente quali dati escono dal tuo sistema, verso quale fornitore, con quali condizioni contrattuali e per quanto tempo vengono conservati. Con dati personali o sensibili valuta l'anonimizzazione prima dell'invio e coinvolgi chi si occupa di GDPR fin dall'inizio, non alla fine.

In produzione: misura, registra, rivedi

Una funzionalità AI non è mai "finita" il giorno del rilascio. Servono:

  • log delle richieste e delle risposte, nel rispetto della privacy, per capire cosa succede davvero;
  • un modo per gli utenti di segnalare una risposta sbagliata, che alimenti il dataset di valutazione;
  • un piano per quando il modello sbaglia o non risponde: un messaggio chiaro, un percorso alternativo, una persona a cui passare il caso;
  • le valutazioni automatiche nella pipeline, così un cambio di prompt o di modello non peggiora le cose in silenzio.

Se in ExaminatorAI l'AI mi ha aiutato a costruire in fretta, è qui che si vede la differenza tra un prototipo e un prodotto: nel lavoro che viene dopo la prima versione.

Le competenze che servono al team

Le basi dell'articolo del 2024 restano utili, solo con un peso diverso. Saper leggere e analizzare dati in Python, magari in un notebook, aiuta molto a capire dove sbaglia un sistema e a costruire il dataset di valutazione. La teoria del machine learning serve meno, a meno che tu non debba addestrare modelli.

Conta molto di più la buona ingegneria del software: test, osservabilità, gestione degli errori, attenzione alla sicurezza. Un team che già lavora bene su queste cose ha quasi tutto quello che serve per costruire funzionalità AI affidabili.

Il resto si impara facendo, partendo piccoli e misurando tutto.